domenica 5 agosto 2012

Il ricordo del clerodendro e la ragazza di Fontana


Ieri, mentre scrivevo del clerodendro, mi è tornato in mente l’albero solitario del giardino di corso Monforte 23. Lo vidi nell’estate di dieci anni fa, durante una visita alla Fondazione Fontana. Un’occhiata fuggevole, ma non l’ho più dimenticato.
Allora avevo una rubrica sul Corriere della Sera, intitolata “Storie di passione” e fra altri pezzi pubblicai questo breve racconto che ha per protagonisti  Teresita e Lucio Fontana.


L’amore che superò gli oceani

Occhi chiari come acqua di torrente, ovale dorato, labbra vermiglie. Al collo un filo di giaietto nero e lucente. Così Teresita Rasini appare in un mosaico del 1938 firmato da Lucio Fontana. 
Lucio Fontana, Ritratto di Teresita, 1938, mosaico policromo. Fondazione Fontana

La ragazza ogni mattina viene da Lodi a Milano e ticchettando raggiunge il laboratorio di via Ausonio all’angolo con via de’ Amicis. Fa la «piscinina» in una delle più eleganti boutique di cappelli della città. A forza di piegar feltri, velluti e gale, d’attaccar piume o velette piene di mistero, la sera le dolgono le mani. 

Ma non c’è tempo di pensarci, il treno riparte alle 19 da Porta  Romana.
Nello studio dirimpetto, con la finestra sul cortile, lavora un giovane scultore. Il suo nome è Emilio, ma in famiglia lo chiamano Emiliuccio, abbreviato in Lucio. Viene dall’Argentina, dov’è nato a Rosario de Santa Fè nel 1899 da genitori d’origine italiana. Ha uno sguardo di fuoco, che contrasta con l’andatura indolente e il sorriso alla Clark Gable. 

Teresita lo osserva furtiva e intanto infila il «rametto» nei feltri per farli stare in forma. Lucio, audace, non le toglie gli occhi di dosso mentre modella terracotte sanguigne, così diverse dalle algide sculture di Adolfo Wildt, suo maestro a  Brera. 

La passione non ha bisogno di parole. Così una sera, chiusi studio e bottega, se ne vanno insieme, giovani amanti silenziosi nella città piena di luci.

«Quella notte» racconterà Teresita, «persi l’ultimo treno per Lodi».
Comincia così la storia d’amore fra uno dei più importanti artisti del Novecento e la timida modista.
Quando Fontana, dopo gli anni di Albisola dove si cimenta con la ceramica, nel ‘40 s’imbarca per l’Argentina, Teresita resta sola.
Giunge d’oltreoceano l’eco dei successi di Lucio, che con il busto de La Italiana, vince nel ’41 il premio della Cultura. 

Durante la guerra Teresita lo aspetta, con nostalgia e trepidazione.
Finché nel ‘47 lui ritorna. È l’anno del Primo Manifesto dello Spazialismo, firmato da Fontana, Kaisserlian, dalla scrittrice Milena Milani e dal filosofo Beniamino Joppolo.
Si sposano nel 1952, nella chiesa del Redentore in via Stradivari.
Lucio Fontana ha aperto un atelier in corso Monforte 23, nel cortile di Palazzo Cicogna, affacciato sul giardino pervaso l’estate dal profumo di vaniglia del clerodendro. 

È là che taglia lunghe tele bianche, è là che crea i suoi primi, celeberrimi «buchi». Teresita, che ora ha una boutique tutta sua in via Piccinni, sembra intimorita e quasi distaccata dall’attività del marito. Ma sarà lei, quando nel ‘68 Fontana muore a Comabbio, vicino a Varese, nella villa bianca che ricorda le estancie argentine, a prendersi cura delle sue opere.
Dopo aver proposto a Milano la donazione di un cospicuo numero di quadri e sculture del maestro, delusa dall’inefficienza del Comune, nel 1982 istituisce la Fondazione Fontana. Perché il suo gaucho continui a vivere. 


                                                                          Marta Isnenghi


 



Questo articolo è stato pubblicato da M. Isnenghi sulle pagine milanesi del Corriere della Sera domenica 18 agosto 2002, nella rubrica “Storie di passione”.

La foto pubblicata è tratta dal volume Lucio Fontana, curato per Electa da E. Crispolti e R. Siligato per la mostra romana del 1998 a Palazzo delle Esposizioni, di cui era presidente Renato Nicolini.


tags
Lucio Fontana, mosaico, «piscinina», la finestra sul cortile, Rosario de Santa Fè, Clark Gable, «buchi».







1 commento:

  1. Che bello! È una bellissima scultura, mi piacciono i suoi occhi...
    Ciao, un bacio,

    Chiara

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